Napoli - Manchester City e l’ordine delle cose



Perdere con il City è nell’ordine delle cose, ma stamane ho letto che la sconfitta sarebbe dovuta al nostro fanatismo per la bellezza: “ora basta, conta solo vincere”. Come se l’una escludesse l’altra, come se fossero i rispettivi contrari: si può essere brutti e vincenti o belli e perdenti e in ogni caso il torneo sarà vinto da una sola squadra: tutte le altre perderanno, belle o brutte che siano. Per adesso però c’è il City a smontare tutte le ipotesi più eccentriche: bello e pure vincente. Fin quando si tratta di tifosi amareggiati, è capibile, leggere certe teorie a firma Bocca su Repubblica fa ridere: ha dimenticato di vedere la partita e notare quei due gol su calcio da fermo e inzuccata avversaria come ci è successo con il Real Madrid. Poi ci spiegherà come essere brutti per evitare certi gol. O forse allude alla campagna acquisti: invece di acquistare giocatori dai piedi buoni avremmo dovuto puntare su marcantoni spezzacaviglie da un metro e novanta come dimostrano le recenti affermazioni nel massimo campionato europeo di Inter, Milan e Juventus, giusto? 

E se Ghoulam invece avesse giocato tutta la partita come sarebbe andata a finire? 
La partita di ieri è andata come doveva andare, persino banale nel risultato, didascalica per la citazione a Zeman dei due gol finali con Insigne che insegue Sterling: ma, parafrasando Flaiano, se lei si spiega con un esempio si confonde. Banale perché di fronte avevamo una squadra altrettanto preparata tatticamente, superiore a noi tecnicamente e fisicamente. E perché per avere giocatori da un metro e novanta con piedi altrettanto sensibili come i nostri devi avere i soldi degli sceicchi - e il Napoli, quei soldi, non li ha - e spesso neanche bastano perché vince sempre una sola squadra. Eppure il nostro bel gioco ci permette di giocarcela con tutti, anche con i club di primissima fascia a cui non apparteniamo perché va bene Maradona e Vinicio, ma la continuità è un’altra cosa e l’epoca De Laurentis è già miracolosa, visto il contesto, nella sua brevità. Il bel gioco ci ha permesso per venti minuti di mettere il City nella sua metà campo, costringerli a lanci lunghi, subire il nostro palleggio, e prendersi pure un bel gol con Mertens (7) in versione assist man e Insigne (8) - il migliore in campo, giocatore che in certe partite riesce ad essere il più incisivo se non decisivo - a piazzarla in buca d’angolo. Perché per il bel gioco contano anche gli interpreti, perché al di là degli schemi ci sono i giocatori, e se la nostra catena di sinistra, Insigne-Hamsik-Ghoulam, è di livello mondiale, e magari avessimo due Jorginho (8) - Ventura non ne vuole neanche uno, Tite ringrazia -, il sempre ottimo Callejon (6) la tira alta in un momento decisivo mentre gli Inglesi, invece, non sbagliano. Il bel gioco, nonostante tutto, ci ha tenuto in partita fino alla fine, ad un passo anche dal 3 a 3. 

La partita di ieri è banale nel dirci  che abbiamo perso perchè loro erano più forti, banale nel mostrare i nostri limiti che già conoscevamo, quelli che ci fanno dire che la favorita alla corsa dello scudetto rimane la Juventus: al momento non abbiamo alternative, al massimo buoni rimpiazzi alla bisogna, le nostre giovani secondo linee non hanno ancora fatto il salto di qualità che speravamo, e le vecchie colonne a certi livelli ci possono mettere solo tanta buona volontà. Ma abbiamo un’arma, quella che ci ha portato sin qui, per la Champions forse non basterà ché dipende anche dagli altri, ma ci da qualche speranza per il campionato: si chiama bel gioco, ieri per venti minuti è bastato a “massacrare” l’unica che, con buone probabilità, in Europa gioca più bellamente di noi. 

Quarta di andata gironi Champions League.  Napoli - Manchester City 2 a 4

[Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 10:47,

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