Udinese Napoli, o delle seconde occasioni



Senza neanche il bisogno di sprecare ciò che di buono sa fare, senza crossare Christian Maggio corre, e continua a correre fino a quando in tackle il difensore dell’Udinese, Angella, lo arpiona in area buttandolo a terra. Rigore, respinto in malo modo da Scuffet che rimane in piedi fino all’ultimo, tirato in malo modo da Jorginho che ha la fortuna di avere una seconda chance per ribattere in rete. 
Vince il Napoli delle seconde occasioni, perché talvolta succede di avere un’altra opportunità, lo sa bene Christian Maggio (35 anni e 7 e ½, in pagella) che nell’attesa non ha smesso di correre. 
E’ questa l’unica azione degna di nota in una partita brutta giocata in maniera accorta dall’Udinese di Oddo, arroccata in cinque in difesa, stretta con i tre a centrocampo e scorbutica con Perica in avanti che si sceglie Chiriches per fare a spallate. Il centrocampo è troppo intasato per inserirsi, Jorginho raramente libero per lanciare, sulle fasce Hysaj non soccorre Insigne e Callejon non aiuta Maggio, che decide di mettersi in proprio e confermare le parole di Sarri della scorsa settimana. 
E adesso, venerdì, arriva la Juve. 

Quattordicesima di andata del campionato. Udinese Napoli 0 - 1

[Il deserto dei leoni]

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Napoli - Shakhtar Donetsk: giusto un tempo



Lanciato da Hamsik (6 e mezzo) Lorenzo Insigne (8) punta Butko, lo salta convergendo e con un tocco di esterno si libera del ritorno di Fred rientrando verso centrocampo, si aggiusta la palla, intorno ai 30 metri, e mostra il suo pezzo migliore, il tiro all’Insigne: di collo interno, potente e liftato, a rientrare, con la palla che, dopo aver sorvolato la difesa schierata, s’abbassa di quel giusto e si infila nell’angolo alla sinistra di Pyatov che la tocca appena con la mano destra; quel tanto che basta per poter dire: sì, c’ero anch’io. 

Quello di Insigne, giocatore che sa essere decisivo nelle partite che contano, non è solo un gioiello balistico, archetipo di tecnica, dribbling e tenacia ma il colpo decisivo alla psiche degli ucraini: per passare dovranno non prenderle dal City. La partita cambia, le maglie fitte e schierate degli avversari si slabbrano alla ricerca del pareggio, e negli spazi troviamo il raddoppio di Zielinski (5 + 7, diviso 2 - tempi - fa 6) che, dopo aver sprecato una facile occasione, triangola con Mertens (6 e mezzo) e la piazza sotto la traversa dal limite dell’area piccola. Il belga sigla il gol definitivo di testa appoggiando da neanche un metro dopo il colpo ti testa di Albiol su calcio d’angolo, smanacciato da Pyatov. 

E dire che il primo tempo era stato brutto, il Donetsk palleggiava bene mandando fuori giri il nostro pressing e in fase difensiva era raccolto in trenta metri, stretto e compatto dietro la linea della palla. Noi abbiamo giocato sotto ritmo, incapaci di verticalizzare con Zielinski e Diawara (5 + 7, diviso 2 - tempi - fa 6) che, quelle rare volte che prova a farlo, perde sempre un tempo di gioco.  Non riuscendo a sfruttare gli inserimenti di Hamsik, Insigne e Mertens, ci mancano le sovrapposizioni sugli esterni - Hisay a sinistra è una pezza, Maggio a destra volontà e applicazione, ma i suoi cross una vana speranza - ci rimane l’unica e prevedibile giocata: il taglio da sinistra a destra per Callejon. 

Zielinski meglio a sinistra, Diawara nel secondo tempo, Allan entra e da il giusto nerbo agonistico, bene Chiriches e Reina che giocano la loro partita, come il capitano che, al momento non sarà decisivo ma, con Allan, è l’unico a centrocampo che con fiducia perenne guarda al sol dell’avvenire puntando la porta avversaria, facendo viaggiare la palla e inserendosi negli spazi. 

Quinta giornata del girone Champions League.  Napoli - Shakhtar Donetsk 3 a 0 

[Il deserto dei leoni]

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Napoli -Milan: Insigne torna a giocare



Jorginho (sei e mezzo) lancia, Insigne (7 meno un quarto) segna, punendo per l’ennesima volta il conterraneo Donnarumma, stavolta con l’aggiunta di un pizzico di suspense da Var. Sblocca una partita che si era giocata soprattutto a centrocampo, ispessito dalle scelte di Montella che si copre con il solo Kalinic in attacco, Suso in marcatura su Mario Rui, Borini che perde il senno a ogni finta e scatto di Insigne: un 3 5 2 nelle intenzioni come fosse Ventura, un 4 5 1 nell’applicazione in campo come fosse Rocco. E allora Insigne dopo il gol ingaggia la sua battaglia già vinta con il portiere milanese cogliendo prima un palo, fuorigioco per il guardialinee ma probabilmente in posizione regolare, poi offrendo il meglio della casa, un tiro a giro smanacciato in angolo sul finire del primo tempo. 

Si rientra e il Milan cerca il pareggio: possesso palla sterile nei risultati che lascia notevoli spazi. Basta un tackle di Koulibaly a uncinare la palla e sottrarla a Borini per una ripartenza velocissima: Zielinski (6 e mezzo) appena entrato per Hamsik (6+) la riceve e la scambia con Insigne, la da poi a Mertens che si è allargato e si infila nello spazio lasciato dal belga. Mertens dopo aver litigato con il pallone lo lancia e il polacco punisce Donnarumma come già avevamo fatto nel suo punto debole: tra le gambe. Finalmente decisivo, Piotr non fa molto altro, ma basta e avanza lo scatto e il tiro preciso più che potente. Il gol finale di Romagnoli aggiorna il tabellino ma non aggiunge nient’altro. 

Bastano due accelerazioni per un Napoli non brillantissimo che ha offerto il meglio per una metà di tempo, lasciando al Milan il possesso palla per sgranare le sue fitte maglie. E adesso ci aspetta la partita di Champions martedì: che sembra quasi un’incombenza da svellere. 

Tredicesima di andata del campionato. Napoli - Milan 2 a 1

[Il deserto dei leoni]

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Chievo Verona - Napoli o dell’assenza di Milik



Più che Ghoulam ci è mancato Milik, un ariete che scardinasse la difesa di Maran: catenaccio a zona con otto uomini in area. Un’area impenetrabile se si aggiunge alla densità di uomini avversari quel pizzico di brillantezza che è mancata nei nostri avanti, tutte e due le volte dopo il City, pareggio in bianco con l’Inter come ieri. Callejon (5) più di Mertens, sui piedi dello spagnolo, come qualche giorno fa, l’occasione più ghiotta per passare in vantaggio e cambiare tatticamente la gara: stavolta incrocia a lato. 
Avremmo potuto provare di più e meglio con il tiro da fuori visto che per i nostri centrocampisti era quasi impossibile giocare tra le linee, talmente vicine tra loro da formare un segmento unico. Lo abbiamo fatto poco e timidamente sia con Hamsik che con Zielinski (12 in due). 

Il nostro attacco è insostituibile a meno di schierare Giaccherini dal primo minuto, il nostro centrocampo quasi nonostante gli uomini ci siano, giovani e di belle speranze. In questo momento non mancano solo alcuni uomini per infortunio, ma delle reali alternative di gioco. Poter giocare con Ounas invece di Callejon, se il giovane franco-algerino desse maggiori garanzie, poter avere un centravanti di peso che non solo dia respiro a Mertens (5 e mezzo) ma ci permetta di essere pericolosi quando i bunker avversari ci costringono a girare larghi. 

E in tema di sostituti buono l’esordio di Mario Rui (6 e mezzo) che non sarà Ghoulam, né ha la sua fisicità, che avrà bisogno di tempo per trovare il ritmo partita ma sul piano del palleggio se la cava più che bene e può sostituirlo sulla fascia sinistra. Sepe senza voto: l'unico tiro a cui deve badare è da centrocampo.
Scritto questo, eviterei processi ridicoli: nelle ultime 20 trasferte abbiamo fatto 17 vittorie e 3 pareggi. Su 12 gare di questo campionato 10 vittorie e 2 pareggi dopo aver giocato con il Manchester City. Siamo ancora primi, potevamo allungare sull’Inter e invece la Juventus rosicchia due punti: ma il campionato è ancora lunghissimo. 

Dodicesima di andata del campionato. Chievo Verona - Napoli 0 a 0

[Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 10:41, , links to this post


Napoli - Manchester City e l’ordine delle cose



Perdere con il City è nell’ordine delle cose, ma stamane ho letto che la sconfitta sarebbe dovuta al nostro fanatismo per la bellezza: “ora basta, conta solo vincere”. Come se l’una escludesse l’altra, come se fossero i rispettivi contrari: si può essere brutti e vincenti o belli e perdenti e in ogni caso il torneo sarà vinto da una sola squadra: tutte le altre perderanno, belle o brutte che siano. Per adesso però c’è il City a smontare tutte le ipotesi più eccentriche: bello e pure vincente. Fin quando si tratta di tifosi amareggiati, è capibile, leggere certe teorie a firma Bocca su Repubblica fa ridere: ha dimenticato di vedere la partita e notare quei due gol su calcio da fermo e inzuccata avversaria come ci è successo con il Real Madrid. Poi ci spiegherà come essere brutti per evitare certi gol. O forse allude alla campagna acquisti: invece di acquistare giocatori dai piedi buoni avremmo dovuto puntare su marcantoni spezzacaviglie da un metro e novanta come dimostrano le recenti affermazioni nel massimo campionato europeo di Inter, Milan e Juventus, giusto? 

E se Ghoulam invece avesse giocato tutta la partita come sarebbe andata a finire? 
La partita di ieri è andata come doveva andare, persino banale nel risultato, didascalica per la citazione a Zeman dei due gol finali con Insigne che insegue Sterling: ma, parafrasando Flaiano, se lei si spiega con un esempio si confonde. Banale perché di fronte avevamo una squadra altrettanto preparata tatticamente, superiore a noi tecnicamente e fisicamente. E perché per avere giocatori da un metro e novanta con piedi altrettanto sensibili come i nostri devi avere i soldi degli sceicchi - e il Napoli, quei soldi, non li ha - e spesso neanche bastano perché vince sempre una sola squadra. Eppure il nostro bel gioco ci permette di giocarcela con tutti, anche con i club di primissima fascia a cui non apparteniamo perché va bene Maradona e Vinicio, ma la continuità è un’altra cosa e l’epoca De Laurentis è già miracolosa, visto il contesto, nella sua brevità. Il bel gioco ci ha permesso per venti minuti di mettere il City nella sua metà campo, costringerli a lanci lunghi, subire il nostro palleggio, e prendersi pure un bel gol con Mertens (7) in versione assist man e Insigne (8) - il migliore in campo, giocatore che in certe partite riesce ad essere il più incisivo se non decisivo - a piazzarla in buca d’angolo. Perché per il bel gioco contano anche gli interpreti, perché al di là degli schemi ci sono i giocatori, e se la nostra catena di sinistra, Insigne-Hamsik-Ghoulam, è di livello mondiale, e magari avessimo due Jorginho (8) - Ventura non ne vuole neanche uno, Tite ringrazia -, il sempre ottimo Callejon (6) la tira alta in un momento decisivo mentre gli Inglesi, invece, non sbagliano. Il bel gioco, nonostante tutto, ci ha tenuto in partita fino alla fine, ad un passo anche dal 3 a 3. 

La partita di ieri è banale nel dirci  che abbiamo perso perchè loro erano più forti, banale nel mostrare i nostri limiti che già conoscevamo, quelli che ci fanno dire che la favorita alla corsa dello scudetto rimane la Juventus: al momento non abbiamo alternative, al massimo buoni rimpiazzi alla bisogna, le nostre giovani secondo linee non hanno ancora fatto il salto di qualità che speravamo, e le vecchie colonne a certi livelli ci possono mettere solo tanta buona volontà. Ma abbiamo un’arma, quella che ci ha portato sin qui, per la Champions forse non basterà ché dipende anche dagli altri, ma ci da qualche speranza per il campionato: si chiama bel gioco, ieri per venti minuti è bastato a “massacrare” l’unica che, con buone probabilità, in Europa gioca più bellamente di noi. 

Quarta di andata gironi Champions League.  Napoli - Manchester City 2 a 4

[Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 10:47, , links to this post






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