Rosso di Montalcino 2004, Campi di Fonterenza

Caso ha voluto che mentre stessi scrivendo di questo vino, sono stato invitato dall'amico e wine-writer Fabio Cimmino, in questo splendido post sui "carnacottari" - figura "cuciniera" presente anni fa soprattutto nel capoluogo partenopeo, e purtroppo oramai del tutto scomparsa - all'abbinamento alle prelibatezze che quest'ultimi proponevano. Purtroppo, si tratta di prelibatezze a me sconosciute (Trippa, centopelle e cose del genere non riesco proprio a mangiarle). Si tratterà, quindi, di un abbinamento "sensitivo", a naso, nato innanzitutto dalla sensazione che al pari della scomparsa di figure "poetiche" come quelle del carnacottaro, persone come le titolari di questa giovane azienda sia sempre più difficile trovarle. Fu amore a prima vista in una caotica manifestazione quello che provai per il loro vino, e per la persona che timida, riservata, schiva, si trovava innanzi a me e che, con un filo di voce, mi parlava della sua terra e del suo lavoro. Elegante e gaudente, sorso pieno che invogliava a farne velocemente un altro per la squisitezza dei piccoli frutti che s'avvertivano nitidi, le spezie che facevano da sottofondo, il tannino che mordeva, l'alcool che donava rotondità e una buona spinta acida, questo rosso di Montalcino, tipicamente “sangiovesco”, è stata una delle più belle bevute che ricordi di quest'ultimi anni. Da cercare e bere. È d’uopo una nota partenopea di Murolo e De Andrè.

posted by Mauro Erro @ 12:38,

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