Napoli -Milan: Insigne torna a giocare



Jorginho (sei e mezzo) lancia, Insigne (7 meno un quarto) segna, punendo per l’ennesima volta il conterraneo Donnarumma, stavolta con l’aggiunta di un pizzico di suspense da Var. Sblocca una partita che si era giocata soprattutto a centrocampo, ispessito dalle scelte di Montella che si copre con il solo Kalinic in attacco, Suso in marcatura su Mario Rui, Borini che perde il senno a ogni finta e scatto di Insigne: un 3 5 2 nelle intenzioni come fosse Ventura, un 4 5 1 nell’applicazione in campo come fosse Rocco. E allora Insigne dopo il gol ingaggia la sua battaglia già vinta con il portiere milanese cogliendo prima un palo, fuorigioco per il guardialinee ma probabilmente in posizione regolare, poi offrendo il meglio della casa, un tiro a giro smanacciato in angolo sul finire del primo tempo. 

Si rientra e il Milan cerca il pareggio: possesso palla sterile nei risultati che lascia notevoli spazi. Basta un tackle di Koulibaly a uncinare la palla e sottrarla a Borini per una ripartenza velocissima: Zielinski (6 e mezzo) appena entrato per Hamsik (6+) la riceve e la scambia con Insigne, la da poi a Mertens che si è allargato e si infila nello spazio lasciato dal belga. Mertens dopo aver litigato con il pallone lo lancia e il polacco punisce Donnarumma come già avevamo fatto nel suo punto debole: tra le gambe. Finalmente decisivo, Piotr non fa molto altro, ma basta e avanza lo scatto e il tiro preciso più che potente. Il gol finale di Romagnoli aggiorna il tabellino ma non aggiunge nient’altro. 

Bastano due accelerazioni per un Napoli non brillantissimo che ha offerto il meglio per una metà di tempo, lasciando al Milan il possesso palla per sgranare le sue fitte maglie. E adesso ci aspetta la partita di Champions martedì: che sembra quasi un’incombenza da svellere. 

Tredicesima di andata del campionato. Napoli - Milan 2 a 1

[Il deserto dei leoni]

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Chievo Verona - Napoli o dell’assenza di Milik



Più che Ghoulam ci è mancato Milik, un ariete che scardinasse la difesa di Maran: catenaccio a zona con otto uomini in area. Un’area impenetrabile se si aggiunge alla densità di uomini avversari quel pizzico di brillantezza che è mancata nei nostri avanti, tutte e due le volte dopo il City, pareggio in bianco con l’Inter come ieri. Callejon (5) più di Mertens, sui piedi dello spagnolo, come qualche giorno fa, l’occasione più ghiotta per passare in vantaggio e cambiare tatticamente la gara: stavolta incrocia a lato. 
Avremmo potuto provare di più e meglio con il tiro da fuori visto che per i nostri centrocampisti era quasi impossibile giocare tra le linee, talmente vicine tra loro da formare un segmento unico. Lo abbiamo fatto poco e timidamente sia con Hamsik che con Zielinski (12 in due). 

Il nostro attacco è insostituibile a meno di schierare Giaccherini dal primo minuto, il nostro centrocampo quasi nonostante gli uomini ci siano, giovani e di belle speranze. In questo momento non mancano solo alcuni uomini per infortunio, ma delle reali alternative di gioco. Poter giocare con Ounas invece di Callejon, se il giovane franco-algerino desse maggiori garanzie, poter avere un centravanti di peso che non solo dia respiro a Mertens (5 e mezzo) ma ci permetta di essere pericolosi quando i bunker avversari ci costringono a girare larghi. 

E in tema di sostituti buono l’esordio di Mario Rui (6 e mezzo) che non sarà Ghoulam, né ha la sua fisicità, che avrà bisogno di tempo per trovare il ritmo partita ma sul piano del palleggio se la cava più che bene e può sostituirlo sulla fascia sinistra. Sepe senza voto: l'unico tiro a cui deve badare è da centrocampo.
Scritto questo, eviterei processi ridicoli: nelle ultime 20 trasferte abbiamo fatto 17 vittorie e 3 pareggi. Su 12 gare di questo campionato 10 vittorie e 2 pareggi dopo aver giocato con il Manchester City. Siamo ancora primi, potevamo allungare sull’Inter e invece la Juventus rosicchia due punti: ma il campionato è ancora lunghissimo. 

Dodicesima di andata del campionato. Chievo Verona - Napoli 0 a 0

[Il deserto dei leoni]

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Napoli - Manchester City e l’ordine delle cose



Perdere con il City è nell’ordine delle cose, ma stamane ho letto che la sconfitta sarebbe dovuta al nostro fanatismo per la bellezza: “ora basta, conta solo vincere”. Come se l’una escludesse l’altra, come se fossero i rispettivi contrari: si può essere brutti e vincenti o belli e perdenti e in ogni caso il torneo sarà vinto da una sola squadra: tutte le altre perderanno, belle o brutte che siano. Per adesso però c’è il City a smontare tutte le ipotesi più eccentriche: bello e pure vincente. Fin quando si tratta di tifosi amareggiati, è capibile, leggere certe teorie a firma Bocca su Repubblica fa ridere: ha dimenticato di vedere la partita e notare quei due gol su calcio da fermo e inzuccata avversaria come ci è successo con il Real Madrid. Poi ci spiegherà come essere brutti per evitare certi gol. O forse allude alla campagna acquisti: invece di acquistare giocatori dai piedi buoni avremmo dovuto puntare su marcantoni spezzacaviglie da un metro e novanta come dimostrano le recenti affermazioni nel massimo campionato europeo di Inter, Milan e Juventus, giusto? 

E se Ghoulam invece avesse giocato tutta la partita come sarebbe andata a finire? 
La partita di ieri è andata come doveva andare, persino banale nel risultato, didascalica per la citazione a Zeman dei due gol finali con Insigne che insegue Sterling: ma, parafrasando Flaiano, se lei si spiega con un esempio si confonde. Banale perché di fronte avevamo una squadra altrettanto preparata tatticamente, superiore a noi tecnicamente e fisicamente. E perché per avere giocatori da un metro e novanta con piedi altrettanto sensibili come i nostri devi avere i soldi degli sceicchi - e il Napoli, quei soldi, non li ha - e spesso neanche bastano perché vince sempre una sola squadra. Eppure il nostro bel gioco ci permette di giocarcela con tutti, anche con i club di primissima fascia a cui non apparteniamo perché va bene Maradona e Vinicio, ma la continuità è un’altra cosa e l’epoca De Laurentis è già miracolosa, visto il contesto, nella sua brevità. Il bel gioco ci ha permesso per venti minuti di mettere il City nella sua metà campo, costringerli a lanci lunghi, subire il nostro palleggio, e prendersi pure un bel gol con Mertens (7) in versione assist man e Insigne (8) - il migliore in campo, giocatore che in certe partite riesce ad essere il più incisivo se non decisivo - a piazzarla in buca d’angolo. Perché per il bel gioco contano anche gli interpreti, perché al di là degli schemi ci sono i giocatori, e se la nostra catena di sinistra, Insigne-Hamsik-Ghoulam, è di livello mondiale, e magari avessimo due Jorginho (8) - Ventura non ne vuole neanche uno, Tite ringrazia -, il sempre ottimo Callejon (6) la tira alta in un momento decisivo mentre gli Inglesi, invece, non sbagliano. Il bel gioco, nonostante tutto, ci ha tenuto in partita fino alla fine, ad un passo anche dal 3 a 3. 

La partita di ieri è banale nel dirci  che abbiamo perso perchè loro erano più forti, banale nel mostrare i nostri limiti che già conoscevamo, quelli che ci fanno dire che la favorita alla corsa dello scudetto rimane la Juventus: al momento non abbiamo alternative, al massimo buoni rimpiazzi alla bisogna, le nostre giovani secondo linee non hanno ancora fatto il salto di qualità che speravamo, e le vecchie colonne a certi livelli ci possono mettere solo tanta buona volontà. Ma abbiamo un’arma, quella che ci ha portato sin qui, per la Champions forse non basterà ché dipende anche dagli altri, ma ci da qualche speranza per il campionato: si chiama bel gioco, ieri per venti minuti è bastato a “massacrare” l’unica che, con buone probabilità, in Europa gioca più bellamente di noi. 

Quarta di andata gironi Champions League.  Napoli - Manchester City 2 a 4

[Il deserto dei leoni]

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Napoli - Sassuolo, sul biglietto da visita c'è scritto: vero amore



Tridente: Insigne fa 54 partite di fila, Mertens 200 presenze con la maglia del Napoli, Callejon segna il quinto gol in campionato, giusto la metà del belga. Il tridente compie un anno, ha infranto qualsiasi record e ispirato più di tutti la fantasia dei tifosi negli ultimi anni. È il biglietto da visita del Napoli calcio e di come la città intenda il gioco del futbol prima ancora dei tempi della Ma.Gi.Ca.. Succede al trio Insigne-Higuain-Callejon e a quello di mazzarriana memoria Hamsik-Cavani-Lavezzi. È sempre bel canto, direbbero Sergio Bruni ed Enrico Caruso. 

Il gioco delle coppie: è difficile stabilire chi siano i migliori in una prova corale che ha questi ritmi - 10 vittorie su 11 - ma Allan (8) e Ghoulam (7) sin dall’inizio di questa stagione stanno dando un contributo fondamentale. Il brasiliano, oltre la prestazione, oltre le caratteristiche - l’ariete del pressing napoletano - segna un classico gol all’Allan: se li va a prendere nella loro area. Quanto all’algerino, oltre lo stato di forma, oltre la consapevolezza, riconosciuta ormai da tutti, di essere tra i 5 terzini sinistri più forti in Europa, aggiunge un tiro di destro al volo che si stampa sul palo alla destra di Consigli: avrà vibrato per almeno dieci minuti. Il portiere, intendo. 
Viceversa Chiriches e Zielinski (10 in due) possono fare, come già scritto, molto di più. Non redimono e fondano la colpa i piedi buoni del rumeno: le sue distrazioni, la sua sufficienza. Non giustifica la giovane età il polacco che deve mostrare miglioramenti come tutta la squadra. Invece, pur cercando il minimo indispensabile, l’appoggio facile all’uomo vicino, sbaglia molto e cincischia e anche la fortuna, stavolta, gli manda un segnale: su un buon tiro becca tutti e due i legni prima che la palla finisca nelle mani del portiere avversario. 

Distrazioni: la sensazione di dominio può portare a momenti di distrazione o di sufficienza. Così si possono spiegare il bel gol del Sassuolo fabbricato da Politano e Falcinelli, nato però da un appoggio sbagliato di Reina, e i due legni colpiti dagli emiliani. Episodi all’interno di una partita dominata sotto ogni punto di vista - tanto palleggio e diverse occasioni - nonostante i nostri gol arrivino da due calci da fermo e da un palla rubata su errore di Sensi. Ma aumentare le soluzioni a disposizione, non ci dispiace affatto. 

Prezzi popolari e tifo aristocratico: quasi 55.000 mila spettatori ieri, stessi numeri per mercoledì. Prezzi differenti - da 9 a 40 euro le curve, da 25 a 90 la tribuna Nisida - stesso risultato: la festa è qui e si chiama calcio spettacolo e ci dispiace per gli altri che sono tristi e sono tristi perché non sanno più cos'è l'amor! Il vero amore

Undicesima di andata del campionato. Napoli - Sassuolo 3 a 1

[Il deserto dei leoni]

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Genoa - Napoli, "finalmente" si vince



Diawara: non solo il lancio per Mertens del secondo gol, ma una gara molto intelligente nel suo complesso: nonostante le marcature a uomo, il Napoli fa girare palla in maniera veloce e precisa, arrivando sino all’80% di possesso ed il merito è anche suo. Finalmente una bella prestazione e un sette in pagella. 

Zielinski, Chiriches e Rog: il trio era un altro ma il tema lo stesso: si può dare di più. Molto di più.
(A proposito: ma Maksimovic? Investimento a fondo perduto?)

Reina: in un momento delicato, dopo la deviazione di Koulibaly, ci mette il piede sul tiro di Lazovic servito da uno svarione di Hysaj. Poteva essere 2 a 2, invece è un sei e mezzo. 

Contromosse: alle marcature a uomo di Juric, noi rispondiamo portando Insigne quasi terzino per sottrare la sua ombra - Izzo - alla linea difensiva. Mertens si allarga lasciando lo spazio centrale per gli inserimenti soprattutto di Ghoulam (falso nueve) e Hamsik. Rivedere dall’inizio il secondo gol per verificare dove è Insigne, e dove è soprattutto Izzo: in quello spazio lasciato si infila il belga. 

Mertens: risponde alle critiche per le non brillanti prestazioni a Manchester e con l’Inter mettendo a segno una quasi tripletta con duplice ricamo: tanto bella la punizione quanto delizioso il secondo gol con stop a seguire di suola destra e tiro di sinistro sotto la traversa, da distanza ravvicinata e posizione defilata. Otto. 

Numeri: nove vittorie e un pareggio, + 10 in media inglese avendo giocato rispetto a Juve e Inter più partite fuori casa. Il Napoli ieri ha dimostrato che la stanchezza era sopratutto mentale, che la parte difficile è stare sul pezzo per un’intera stagione, vincendo su un campo difficile dove con Sarri non si era mai vinto e dopo tre partite ravvicinate e complesse: peccando “solo” nei dieci minuti finali di leggerezza. Avanti così. 

Decima di andata del campionato. Genoa - Napoli 2 a 3

[Il deserto dei leoni]

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Napoli - Inter: c'è da spostare un bus che si è rifatto il look



Per come è andata ci manca una vittoria e due punti: un po’ noi pecchiamo di lucidità e brillantezza, un po’ è merito di Handanovic che con Skriniar è il migliore della partita. Oltre le occasioni sprecate o sventate, per aggirare il bus interista composto da 10 giocatori in trenta metri nella propria metà campo, occorreva altra intensità e velocità di gioco. Le riserve dovrebbero dare maggior filo da torcere a Sarri nelle scelte, e la catena di destra dovrebbe provare ad essere più incisiva quando a sinistra ci bloccano o siamo meno in forma. 
Ciononostante si gioca quasi esclusivamente ad una porta salvo qualche ripartenza dell'Inter. Vecino si fa 70 metri di campo che pare Tomba e Borja Valero da distanza ravvicinata impegna Reina (6 e mezzo): Icardi, spettatore pagato in timida marcatura su Albiol (6 e mezzo).
Mertens ne spreca due e mezzo (e si becca un 5), Insigne meno incisivo del solito, ogni tanto potremmo provare Ounas per cercare qualche alternativa: a gennaio pensare di sostituire Giaccherini non sarebbe sbagliato. 
Il campionato è ancora lungo e noi continuiamo la nostra striscia positiva di risultati: anche se commentare uno 0 a 0 non succedeva da tempo.

Nona di andata del campionato. Napoli - Inter 0 a 0

[Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 12:29, , links to this post


Manchester City - Napoli: pensavo fosse, e invece



Avrebbe potuto essere una vetrina migliore per il Napoli, e alla fine c'è del rammarico. Avrebbero potuto stirarci in quei trenta minuti iniziali, ma con un pizzico di fortuna e la nostra buona reazione non è successo come ad altre e la sensazione, oltre il rammarico, è che il City non avrà vita facile al ritorno al San Paolo.

Solo chi non ha percezione di sé e di ciò che gli sta attorno poteva pensare di andare a Manchester ad asfaltare il City, la squadra più in forma d’Europa in questo momento, guidata dal più bravo degli allenatori. Venendo tra l’altro da un campionato, quello italiano, davvero poco “allenante” come dicono in molti. Se in Europa non ce ne sono molte, in Italia non ce n’è nessuna di squadra che venga a prenderti in area invece che aspettarti nella sua. Non ci siamo abituati, una situazione del tutto nuova per la squadra. Fanno il paio con questi tifosi quelli che hanno concluso che il Napoli al massimo può giocarsela in Italia o neanche: dovremmo fermarci al confine piemontese. Abbiamo perso - cosa rarissima da quasi un anno - di misura, sbagliando un rigore, concedendo quasi un tempo agli avversari, sul loro campo. Un poco di rispetto per l’intelligenza. 

Zielinski e Diawara diventano così i capri espiatori di quei trenta minuti iniziali dove siamo pure fortunati: come detto ci avrebbero potuto stirare con un 4 a 0. Eppure c’erano persone molto più titolate di loro a dover fare la differenza. Albiol nell’uscita con la palla dalla nostra area, Hamsik nel gestirla, Mertens nell’accorciare e farsi vedere per lo scarico: in tre fanno quindici sul mio tabellino. Gli unici che non s’impauriscono sono Insigne e Koulibaly. Il Napoli non può pensare di poter fare 60 partite stagionali con lo stesso undici di gioco e, la maturazione dei giovani passa proprio per queste partite: se non si possono sostituire due elementi è inutile ambire. Detto questo ricordo quando parte della tifoseria e alcuni "opinion leader" avevano trasformato il giovane Piotr in Boniek e il ghanese in futuro Yaya Touré, titolari inamovibili. Il primo se supera i problemi di personalità, ha piede, accelerazioni e un radioso futuro. Il secondo invece problemi di personalità non ne ha: ma gli manca l’intelligenza tattica di Jorginho che i più apprezzano in fase d’impostazione, senza accorgersi del lavoro che fa in pressing o chiudendo le linee di passaggio. I primi trenta minuti del Napoli si spiegano anche con un pressing mediocre e dannoso, le distanze del tutto sbagliate. Intanto in due fanno 11: uno in più per Diawara che segna il rigore meritando così la sufficienza. 

Certo ovviamente è colpa di De Lareuntiis perché potevamo comprare altri giocatori, anche se poi capita che si rompono un ginocchio come Milik. Concordo, io avrei preso Neymar, Didì e Batman. Per la spiegazione tornare in testa al post, non sarebbe male avere percezione della realtà, della città, del calcio italiano, della Società Calcio Napoli, della sua proprietà e, soprattutto, della proprietà avversaria: gli sceicchi che pagano in barili. Anzi se rivedo chi avevano in panchina che non ha giocato, ho il sospetto che oltre Batman pure l’Uomo Ragno tornava utile. 

Ghoulam: avete finalmente capito perché il City e tanti altri lo vogliono e lui chiede un contratto adeguato? Sette in lettere: il migliore in campo. 

Sotto sotto, ho l’impressione che la testa dei giocatori sia molto più concentrata sul campionato. 

Terza di andata gironi Champions League. Manchester City - Napoli 2 a 1

[Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 09:40, , links to this post






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